La prima cosa che faccio quando analizzo il profilo backlink di un sito non è contare i link. È guardare da dove vengono.
Un sito può avere centinaia di link in entrata e posizionarsi peggio di uno che ne ha venti. Perché? Perché la link popularity non è una gara di quantità. È una questione di segnali che Google legge come voti di fiducia, e non tutti i voti valgono lo stesso.
Quello che vedo spesso è un equivoco di fondo: si confonde l’attività di link building con il risultato che dovrebbe produrre. Si costruiscono link, ma non si costruisce autorità. E la differenza, nel lungo periodo, si paga.
In questa guida ti spiego cos’è la link popularity, come si misura e come costruirla in modo che conti davvero per Google.
Cos’è la link popularity e perché conta per Google
La link popularity misura quanti siti linkano una pagina e con quale autorità lo fanno. È uno dei segnali principali che Google usa per decidere quanto fidarsi di una pagina e quanto in alto mostrarla nei risultati.
Il ragionamento di fondo è semplice: se molti siti autorevoli e pertinenti puntano a una pagina, Google interpreta quel segnale come una forma di endorsement collettivo.
Non tutti i link contano allo stesso modo, e proprio qui sta il punto che molti sottovalutano. Un singolo link da un sito editoriale di settore può valere più di cinquanta link da directory generiche. Google non conta i voti: li pondera. E il peso di ogni voto dipende da chi lo esprime.
Come si costruisce la link popularity in modo efficace
Costruire link popularity non significa raccogliere link. Significa guadagnarsi l’endorsement di siti che Google rispetta.
La distinzione non è solo semantica. Le tattiche che puntano a “fare link” producono spesso un profilo backlink artificiale che nel tempo diventa un problema, non una risorsa. Le strategie che puntano a “meritare link” costruiscono un asset che dura.
Link earning: attrai link con contenuti che meritano di essere citati
Il modo più solido per aumentare la link popularity è creare contenuti che altri vogliono citare spontaneamente. In gergo si chiamano linkable asset.
Questi sono i formati che, nella mia esperienza, generano link naturali con più costanza:
- Ricerche originali con dati: se pubblichi dati che non esistono altrove, chi scrive di quel tema ti citerà come fonte.
- Guide approfondite su argomenti tecnici: non le guide generiche, ma quelle che risolvono un problema specifico meglio di chiunque altro.
- Strumenti e risorse pratiche: calcolatori, template, checklist scaricabili. Vengono linkati perché sono utili, non perché qualcuno ha fatto outreach.
- Analisi di settore e report: i giornalisti cercano dati da citare. Se li fornisci tu, i link arrivano da soli.
Ho lavorato con uno studio legale che aveva ottimi contenuti informativi, ma non aveva dati propri. Abbiamo costruito un report annuale sul sovraindebitamento con dati aggregati e anonimizzati dei loro casi. In pochi mesi ha generato link da testate giornalistiche di settore che mai avremmo ottenuto con outreach diretto.
Digital PR e outreach: come ottenere link da siti autorevoli
L’outreach è il complemento del link earning: mentre i linkable asset aspettano di essere trovati, la digital PR va a cercare i link attivamente.
Il processo che seguo ha una logica precisa:
- Identifica i siti target: cerca siti con alta autorità tematica nel tuo settore, che abbiano già linkato contenuti simili al tuo.
- Trova il contatto giusto: giornalisti, editor, autori specifici di quella sezione, non l’email generica del sito.
- Costruisci il pretesto: non chiedere un link, offri un valore. Un dato nuovo, una prospettiva diversa, un contenuto che completa qualcosa che hanno già pubblicato.
- Personalizza ogni messaggio: le email template si riconoscono immediatamente e vengono ignorate. Una riga di personalizzazione reale fa la differenza.
- Fai un follow-up, uno solo: se non rispondono entro una settimana, un promemoria. Poi passa oltre.
Come misurare la link popularity del tuo sito
Senza dati non puoi sapere se stai migliorando o solo facendo attività. Gli strumenti principali che uso per analizzare il profilo backlink sono tre.
Ahrefs è il più completo per l’analisi dei backlink: mostra i referring domain, il DR dei siti linkanti, gli anchor text, i link persi e quelli guadagnati nel tempo. È il punto di partenza per qualsiasi audit.
Semrush ha un modulo backlink solido e aggiunge una funzione utile: il Backlink Audit con tossicità dei link, che aiuta a identificare link da siti spam da disavow.
Google Search Console è gratuita e mostra i link che Google ha effettivamente rilevato. È meno dettagliata degli altri due, ma è la fonte più affidabile per capire cosa Google vede davvero.
Le metriche da monitorare con regolarità:
- Referring domain: quanti domini unici linkano il tuo sito. Un solo dominio con mille link conta meno di mille domini con un link ciascuno.
- Qualità media dei referring domain: non basta contarli, bisogna valutare il loro peso.
- Distribuzione degli anchor text: varietà naturale è un segnale positivo; concentrazione su un solo anchor ottimizzato è un rischio.
- Trend nel tempo: link guadagnati vs link persi, mese su mese.
I link sono ancora rilevanti per la SEO?
Sì. I link restano uno dei tre fattori di ranking principali confermati da Google, insieme a contenuto e RankBrain. Non è un’opinione: è una dichiarazione ufficiale, ribadita più volte dai suoi rappresentanti e confermata dai dati di correlazione delle principali ricerche indipendenti di settore.
Con l’arrivo dell’AI e dei modelli di linguaggio, qualcuno ha ipotizzato che i link perdessero peso. Non è quello che i dati mostrano. I siti che vengono citati nelle risposte AI sono spesso quelli con profili backlink più forti. Il segnale di autorità che un link trasmette rimane rilevante sia per Google che per i modelli che lo usano come fonte.
La domanda giusta non è “i link servono ancora?” È: quali link servono, da dove, e con quale strategia ottenerli.
La regola 80/20 applicata alla link building
Il 20% dei link più autorevoli genera l’80% del valore SEO. La maggior parte dei link ha un impatto marginale sul posizionamento, mentre pochi link di qualità spostano davvero l’ago.
In pratica, questo significa che conviene concentrare gli sforzi su pochi target di alto valore piuttosto che inseguire volume. Dieci link da testate autorevoli del tuo settore valgono più di cento link da siti irrilevanti o di bassa qualità.
Il criterio che uso per prioritizzare è semplice: prima identifico i siti che i miei concorrenti meglio posizionati hanno già ottenuto (li chiamo gap di link), poi lavoro per ottenerli anch’io con contenuti o digital PR. È più efficiente di partire da zero.
Errori da evitare nella gestione dei link in entrata
Un profilo backlink costruito male può fare più danni di nessun profilo. Questi sono gli errori che vedo più spesso:
- Link da siti spam o reti PBN: Google li riconosce e li penalizza. Nel peggiore dei casi, attivi una manual action che blocca il sito dai risultati.
- Schemi di link reciproci: “ti linko se mi linki” in modo sistematico è una pratica che Google scoraggia esplicitamente.
- Over-ottimizzazione dell’anchor text: usare sempre la stessa keyword come anchor su tutti i link è un segnale artificiale che Google legge come manipolazione.
- Comprare link senza valutare il contesto: non tutti i link a pagamento sono penalizzanti, ma quelli su siti irrilevanti o con footprint evidente sì.
- Ignorare i link tossici: se nel tempo il tuo sito ha accumulato link di bassa qualità, monitorali e, nei casi peggiori, usa il tool Disavow di Google Search Console.
Un profilo backlink sano non è quello con più link. È quello che assomiglia al profilo di un sito che ha meritato la propria autorità nel tempo.
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