Confondere noindex e nofollow non è un errore da principianti. È un errore che vedo in audit su siti gestiti da professionisti da anni, con budget pubblicitari importanti e strategie editoriali curate. Il problema è che funzionano su livelli completamente diversi, e trattarli come se fossero la stessa cosa produce danni che si vedono solo mesi dopo, quando il traffico cala senza una ragione apparente.
Noindex dice a Google “non mettere questa pagina in SERP“. Nofollow dice a Google “non seguire questo link e non trasferire autorità”. Uno agisce sull’indicizzazione, l’altro sulla trasmissione di link equity. Usarli in modo intercambiabile, o non usarli affatto, sono due errori ugualmente costosi.
In questo articolo ti spiego cosa fa ciascuno dei due, come si implementano correttamente e, soprattutto, quando usarli insieme e quando tenerli separati.
Cos’è il noindex?
Noindex è una direttiva che dice ai crawler di non includere una pagina nei risultati di ricerca. Si inserisce nel meta tag robots nell’head HTML oppure nell’header HTTP. Google la tratta come istruzione vincolante, non come suggerimento.
C’è un dettaglio tecnico che spesso viene ignorato: perché Google rispetti il noindex, deve poter scansionare liberamente la pagina. Se blocchi quella stessa pagina nel file robots.txt con un Disallow, Googlebot non ci entra, non vede la direttiva e potrebbe comunque indicizzarla basandosi sui link che la puntano. È uno degli errori più comuni che trovo in audit.
Cosa significa “nofollow”?
Nofollow è un attributo applicato ai link HTML che indica ai motori di ricerca di non seguire quel collegamento e di non trasferire autorità SEO alla pagina di destinazione.
Google lo tratta come un suggerimento, non come una direttiva vincolante. Nella pratica questo significa che potrebbe comunque scoprire la pagina di destinazione attraverso quel link, ma non le trasferirà link juice.
Per impostazione predefinita, ogni link senza attributi specifici è considerato dofollow. Questo ha un’implicazione diretta: ogni link in uscita che lasci senza attributo sta potenzialmente trasferendo autorità, nel bene o nel male.
Differenza tra link dofollow e nofollow
Un link dofollow trasmette autorità SEO alla pagina di destinazione. Un link nofollow no: segnala al motore di non seguire quel percorso e di non considerarlo come un voto di fiducia.
Tutti i link sono dofollow per impostazione predefinita, a meno che non venga specificato diversamente con l’attributo rel. Ogni link in uscita che lasci senza attributo sta potenzialmente trasferendo autorità alla destinazione, nel bene o nel male.
Cosa sono noindex e nofollow: le differenze fondamentali
Noindex e nofollow agiscono su due livelli distinti della SEO tecnica, e questa distinzione è il punto di partenza per usarli correttamente.
Noindex interviene sull’indicizzazione: riguarda la pagina nel suo insieme e decide se deve apparire nei risultati di ricerca. Nofollow interviene sui link: riguarda il singolo collegamento e decide se deve trasmettere autorità alla pagina di destinazione.
Una pagina può essere indicizzata ma avere link nofollow al suo interno. Un link può essere nofollow su una pagina pienamente indicizzata. Sono due strumenti indipendenti che rispondono a domande diverse: “voglio che questa pagina appaia in SERP?” e “voglio che questo link trasferisca autorità?”.
Come si implementa il tag noindex: metodi e sintassi
Esistono tre metodi per applicare il noindex a una pagina. La scelta dipende dal tipo di risorsa che devo escludere.
Per le pagine HTML standard, si usa il meta tag nell’head. Per file non HTML come PDF o immagini, si usa l’header HTTP. Google Search Console non è un metodo di implementazione diretto, ma permette di verificare se le direttive vengono lette correttamente.
Il meta tag robots noindex nell’head HTML
Il modo più comune e universalmente supportato è il meta tag robots, da inserire nell’<head> del documento HTML:
<meta name="robots" content="noindex">
Se vuoi anche bloccare il follow dei link sulla stessa pagina:
<meta name="robots" content="noindex, nofollow">
Va inserito nell’<head>, non nel <body>. La maggior parte dei CMS come WordPress permette di impostarlo a livello di singola pagina attraverso plugin SEO senza toccare il codice. Se usi un tema custom o un sito statico, va aggiunto direttamente nel template della pagina.
L’header HTTP X-Robots-Tag per file non HTML
Il meta tag funziona solo su documenti HTML. Per i file non HTML come PDF, immagini o video, si usa l’header HTTP X-Robots-Tag, configurato lato server.
Esempio per Apache nel file .htaccess:
<Files "documento.pdf">
Header set X-Robots-Tag "noindex"
</Files>
Esempio per Nginx:
location ~* \.pdf$ {
add_header X-Robots-Tag "noindex";
}
Questo metodo è meno conosciuto ma è essenziale se gestisci contenuti scaricabili che non vuoi vengano indicizzati separatamente: cataloghi prodotto, listini prezzi, documenti interni.
Come si implementa il nofollow: attributo rel nei link
Il nofollow si applica al singolo link attraverso l’attributo rel:
<a href="https://esempio.com" rel="nofollow">Testo del link</a>
L’attributo rel="nofollow" segnala al motore di non seguire quel collegamento e di non trasferire link equity alla destinazione.
Google ha introdotto due varianti più specifiche che vale la pena conoscere:
rel="ugc": per link presenti in contenuti generati dagli utenti, come commenti o forumrel="sponsored": per link di natura pubblicitaria o affiliata
Puoi combinare i valori se necessario:
<a href="https://esempio.com" rel="nofollow sponsored">Prodotto affiliato</a>
Tutti e tre i valori segnalano a Google di non considerare quel link come un voto editoriale. La differenza è nel contesto che stai dichiarando. Google apprezza la precisione: dichiarare il tipo corretto di link riduce l’ambiguità e rafforza la coerenza del sito agli occhi del motore.
Quando usare noindex, quando usare nofollow e quando usarli insieme
Avere la sintassi giusta non basta. La differenza tra un sito ottimizzato e uno danneggiato sta nel capire quando applicare cosa, non solo come.
Ecco i criteri che uso per decidere.
Pagine da escludere dall’indicizzazione con noindex
Alcune pagine esistono per ragioni funzionali ma non hanno valore nei risultati di ricerca. Indicizzarle disperde il crawl budget e può penalizzare la qualità percepita del sito.
Le categorie più comuni che tratto con noindex:
- Pagine di ricerca interna: producono URL infiniti con contenuto duplicato o irrilevante
- Pagine di login e registrazione: nessun valore informativo per chi arriva dalla SERP
- Pagine di ringraziamento post-conversione: rivolte a chi ha già completato un’azione, inutili per nuovi visitatori
- Pagine di tag e archivi di date: generano contenuto sottile che diluisce l’autorità tematica
- Pagine di carrello e checkout: dati personali, sessioni temporanee, nessun valore SEO
- Profili utente su piattaforme: contenuto generato automaticamente, spesso duplicato
Link da contrassegnare con nofollow
Non tutti i link che inserisci in un sito devono trasferire autorità. Questi sono i casi in cui il nofollow è la scelta corretta:
- Link in aree commenti: non hai controllo editoriale, e lasciare link dofollow apre a spam e manipolazione
- Link sponsorizzati e di affiliazione: Google richiede esplicitamente di dichiararli con
rel="sponsored" - Link a siti non verificati o di qualità incerta: quando citi una fonte senza volerla endorsare
- Link in widget, footer o elementi ripetuti: se non sono link editoriali, il nofollow evita di diluire l’autorità della pagina
Errori comuni con noindex e nofollow da non commettere
Ho visto questi errori in quasi ogni audit tecnico che ho fatto. Non sono teorici: costano visibilità reale.
Bloccare in robots.txt le stesse pagine con noindex. È il più frequente. Se Disallow impedisce a Googlebot di entrare, la direttiva noindex non viene letta. Risultato: la pagina potrebbe comparire in SERP senza contenuto visibile, indicizzata per i link che la puntano.
Applicare noindex a pagine strategiche per errore. Succede spesso dopo migrazioni o aggiornamenti del CMS: i plugin SEO vengono reimpostati e il noindex viene attivato globalmente. Vale la pena controllare Search Console dopo ogni intervento tecnico significativo.
Confondere noindex con disallow. Disallow nel robots.txt blocca la scansione, non l’indicizzazione. Noindex blocca l’indicizzazione, ma richiede che la pagina sia scansionabile. Hanno scopi diversi e non sono intercambiabili.
Usare nofollow su link interni importanti. Alcuni CMS o template applicano nofollow automaticamente a certi link interni, ad esempio nei menu a tendina o nei breadcrumb. Questo interrompe il flusso di link equity interno e danneggia la struttura del sito.
Ho lavorato con un consulente che aveva un sito tecnicamente solido: Schema Markup avanzato, buona struttura di contenuti, URL puliti. Ma aveva nofollow applicato automaticamente su tutti i link della barra laterale, incluse le pagine di servizio principali. Il risultato era un’autorità interna completamente bloccata. L’errore non era nell’implementazione tecnica: era nell’aver usato un template senza verificare cosa facesse davvero con i link.
Questo è il tipo di problema che non emerge da una checklist. Emerge da un audit fatto sul campo.
Vuoi sapere se stai usando noindex e nofollow correttamente sul tuo sito? Contattami per un’analisi tecnica personalizzata.
Se quello che hai letto ti risuona, fammi sapere su cosa stai lavorando.
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